Ragazzi, non è che non abbia voglia di scrivere. Anzi. E non è nemmeno il tempo che mi manca.
Il problema è che sono affetto dalla febbre di Facebook. E la mania del commento, della battuta, della “nota”, del “mi piace”, è una brutta bestia per un blogger. Perché si finisce con lo scrivere solo ed esclusivamente sulle pagine del social network, trascurando quelle del proprio diario di bordo.
Faccio penitenza per le lunghe assenze, quindi, e scrivo qualcosina sui temi caldi degli ultimi tempi.
1) Tremonti. Il superministro per l’Economia, sempre che non si offenda per l’affronto di aver accostato il termine “Tremonti” a quello “Economia”, rischia il posto. E si, proprio lui che ha tessuto l’elogio del “posto fisso” di fantozziana memoria. Qui lo si è detto in tempi non sospetti: Silvio, dimettilo. Ma le ultime uscite dell’unico, vero, delfino di Umberto Bossi pare abbiano convinto anche i recalcitranti berluscones della necessità di cambiare rotta. Non è detto che l’operazione vada in porto, ma almeno si può finalmente discutere di temi economici, come l’abbassamento delle imposte, le liberalizzazioni, il taglio della spesa pubblica.
2) Il ritorno del mito del posto fisso. Tremonti (ancora lui) ha detto un’ovvietà condita di moralismo sociologico. Il suo piatto forte, insomma. La realtà, come sa chiunque abbia studiato Economia (ancora lei), è che un mercato del lavoro rigido, in cui è difficile entrare e uscire, crea disoccupazione. L’abbiamo sperimentato per almeno 20 anni, in cui i disoccupati hanno raggiunto cifre vicine al 12%. La flessibilità, tanto criticata, aveva portato il dato al 6%. Si lavori, invece, sul lato del reinserimento e su quello del paracadute. Un ammortizzatore sociale unico, a tempo e slegato da sindacati e ricatti politici, sarebbe l’ideale. Perché il dramma non è perdere il lavoro (meno che mai il “posto”), semmai quello di non trovarne un altro in tempi brevi, senza godere di alcuna entrata.
3) L’ora di religione islamica. Premetto che ho iniziato ad apprezzare Gianfranco Fini proprio per le aperture sui cosiddetti temi etici e sulla gestione del fenomeno dell’immigrazione. Come sulla cittadinanza breve, necessaria soprattutto per i figli degli immigrati che vivono in Italia dalla nascita. Ma stavolta lui (o chi per lui) ha toppato in pieno. Già l’ora di religione cattolica è un obbrobrio di origine lateranense, e andrebbe abolita. Ma se estendessimo il principio a tutte le religioni, ci potrebbe perfino arrivare una richiesta di Tom Cruise per l’ora di Scientology. Che ognuno sia libero di professare ed imparare i dogmi della religione che preferisce, invece. Ma la scuola, soprattutto quella pubblica (fino a quando non ci si deciderà a privatizzarla), non può svolgere questo compito. Si abolisca anche l’ora di religione cattolica e se proprio si vuole fornire un’infarinatura uguale per tutti, si studi la storia, la genesi e la struttura di tutte le religioni presenti nel mondo.
4) Il caso Marrazzo. L’ex smascheratore di truffe, a quanto pare, è stato ricattato e truffato a sua volta, a causa delle sue frequentazioni sessuali con alcuni transessuali. Nulla di male né di scandaloso, secondo me, nel farsi gli affaracci propri. Mentre grande schifo provo nei confronti dei Carabinieri che lo hanno ripreso e ricattato, estorcendogli anche un bel gruzzoletto (si parla di 80.000 euro). Detto questo, che deve valere per tutti, non ci si può nascondere dietro il famigerato dito, né dietro ad altro. Verrà attuata la stessa campagna moralista avviata nei confronti del premier? Sentiremo ancora affermare che un “politico così importante non può avere una vita privata”? O che “un politico ricattabile per i suoi interessi privati si dovrebbe dimettere”? Arriveranno i giornalisti d’assalto a chiedere al loro collega se è vero che è andato a letto coi trans? Se li ha pagati? Quanto? E se poi è vero che ha ceduto ai Carabinieri che lo ricattavano, pagando l’estorsione? Insomma, chi la fa l’aspetti, si diceva una volta. Non mi auguro che Marrazzo finisca nel tritacarne del circuito stampa/magistratura, ma almeno spero che questo fatto ponga la pietra tombale sulle immani cavolate che siamo stati costretti a sentire per mesi e mesi sui pruriti di Berlusconi.
Tira aria da assalto alla diligenza nel Popolo della Libertà.
La caccia all’uomo scatenata dall’editoriale al vetriolo di Vittorio Feltri sul suo Giornale, nei confronti del n.2 del PDL Gianfranco Fini, ha scoperchiato il vaso di Pandora dei problemi legati alla nascita e al non facile sviluppo del nuovo soggetto politico.
Un parto che sembrava indolore rischia così di portare alla morte del neonato, se i genitori non si metteranno d’accordo sulla sua “alimentazione”.
Berlusconi e Fini hanno ormai agende e obiettivi differenti.
Il primo è costretto sulla difensiva da una campagna di stampa feroce e senza esclusione di colpi bassi, ma non può perdere di vista il lavoro del Governo, che deve portare a casa risultati concreti e tangibili.
Il secondo, dando per buoni i rumors giornalistici, punterebbe alla Presidenza della Repubblica oppure alla sostituzione del leader, a stretto giro di posta.
Due strade impervie, il cui bivio non tarderà comunque ad arrivare.
Certo è che Vittorio Feltri non sbaglia quando chiede a Fini un passo indietro per non danneggiare ulteriormente l’esecutivo in un momento tanto delicato.
Se il suo obiettivo è quello di salire al Quirinale, d’altronde, non può prescindere dall’appoggio berlusconiano. Se invece vuole prendere lo scettro di Re Silvio, non può farlo con un regicidio, sempre che ne abbia i mezzi, perché l’elettorato pidiellino non glielo perdonerebbe.
Il neo direttore del Giornale, quindi, non ha torto.
Ma il Presidente della Camera ha ragione, a sua volta, quando chiede chiarezza sul funzionamento del PDL, così come quando auspica che gli eletti del partito siano consapevoli che la base è senza dubbio più vicina alle posizioni laiche e liberali che a quelle del Vaticano o della Lega, sia sui temi cosiddetti etici che su quelli economici.
E Fini fa benissimo a ricordarlo pubblicamente.
Il PDL non è un blocco monolitico schiacciato sulle posizioni del suo fondatore e leader assoluto. Anche perché ultimamente tali posizioni risultano poco chiare e talvolta non in linea col sentire degli elettori del centrodestra.
Non ci si può esimere, insomma, dal sottolinearne le incongruenze e le mancanze, nonostante si rischi di essere additati come traditori, destino toccato in sorte proprio a Fini, che sarà sommerso dai fischi giovedì a Gubbio, alla convention formativa del nuovo partito.
Non è certo lui ad essere scivolato verso posizioni “de sinistra”. E se ormai l’ex leader di AN, odiatissimo dai suoi ex compagni-camerati, appare l’unico laico-liberale di questo centrodestra, il problema è del centrodestra, non suo.