Soldati italiani a casa entro Natale. La richiesta stavolta non arriva dagli esponenti della sinistra estrema, antiamericana ed antioccidentale, pronti ad esultare se i talebani ed i loro compagnucci terroristi fondamentalisti islamici si imponessero nuovamente, sconfiggendo il Satana eurostatunitense.
Le parole sono di Umberto Bossi, leader della Lega Nord, principale alleato del PDL al governo del Paese. Un politico non nuovo a sparate populiste e demagogiche, sia chiaro. Ed è più che probabile che anche stavolta alla base delle dichiarazioni dell’Umberto ci sia la volontà di solleticare la pancia dell’elettorato potenzialmente leghista, da sempre contrario alle spese al di fuori dei confini padani.
Le missioni all’estero, in fondo, rientrano in questa categoria di esborsi pubblici. E
Insomma, alla demagogia comunistoide fa da contraltare il populismo padano. Fin qui niente di nuovo.
La realtà, però, potrebbe dare perfino ragione alla richiesta del leader celodurista.
Nonostante l’incremento dei contingenti richiesto ed avviato dal neo-presidente a stelle e strisce, “The Messia” Obama, la situazione in Aghanistan rimane preoccupante. I talebani e le cellule più attive dell’estremismo islamico hanno capito da tempo che la strategia del terrore paga. Le opinioni pubbliche occidentali non sono più abituate alla morte dei propri soldati e non accettano, in larga misura giustamente, che tale scempio avvenga. E lo stillicidio quasi quotidiano di attentati e assalti kamikaze, se non permette di vincere una guerra militarmente, consente almeno di passare in vantaggio in quella dei nervi. L’Occidente non è disposto a lottare per vincere la guerra contro il terrorismo e contro le dittature islamiche. Lo ha già dimostrato in passato e continua a farlo.
Per questo “vincere” in Aghanistan è praticamente impossibile. Per farlo, gli USA e gli alleati dovrebbero dispiegare una tale forza militare da annientare quasi completamente gli abitanti di quel martoriato Paese. Una follia, a ben pensarci. E infatti nessuno è così folle da proporlo.
Ma anche l’abbandono tout-court del territorio afgano sarebbe una sciagura, sia per gli abitanti locali, lasciati in balia di un regime ancora più incattivito dagli eventi, sia per la stessa sicurezza dei Paesi europei, per non parlare di Israele. L’obiettivo reale degli estremisti musulmani, infatti, è la vittoria contro gli infedeli, siano ebrei, cattolici, buddisti, agnostici o atei. E un abbandono del campo di guerra da parte degli eserciti alleati sarebbe visto in questa chiave.
Tra le due posizioni estreme, rimane l’attuale compromesso, utilizzato anche in Iraq e nelle missioni in Kosovo, Libano, Somalia. Ovvero, tentare di rafforzare un governo locale sostenendolo economicamente e militarmente, senza abbandonare completamente il campo. Talvolta ha funzionato, talvolta no.
Il teatro afgano rischia di non essere piegato alle esigenze di sicurezza del mondo civile, come la storia degli ultimi 35 anni di quel Paese dimostra. Per questo la soluzione-Bossi, in fondo, non è poi così peregrina. Purchè vi sia la consapevolezza che senza uno scenario di guerra in terre lontane, la strategia del terrore islamico potrebbe scatenarsi molto più vicino a noi.
Schizofrenia da “contatore dei morti”. A questo si riducono i media italiani nel raccontare l’inasprirsi del conflitto tra lo Stato di Israele e l’organizzazione terroristica di Hamas.
La follia raggiunge vette inaudite quando l’home page di Tiscali, dopo aver titolato per una giornata intera “400 palestinesi uccisi”, di colpo cambia e scrive “Aumentano i morti a Gaza: sono
Un gran bel metodo di riportare le notizie, non c’è che dire.
Sotto sotto, c’è sempre il pregiudizio anti-israeliano, nonostante i raid aerei siano giunti dopo le reiterate richieste di cessate il fuoco nei confronti dei lanciarazzi di Hamas. E nonostante tali operazioni militari stiano colpendo, come riconosciuto perfino dall’inviato del TG3 (caspita!), obiettivi a loro volta militari, anche se troppo spesso camuffati tra la popolazione civile, in barba alle leggi internazionali di guerra.
Sia chiaro che ogni vita umana è importante allo stesso modo. Direi inviolabile. Ma in natura e nella società umana esiste il diritto alla legittima difesa, che implica la necessità di disarmo del nemico, in caso di dichiarazione di guerra da parte dello stesso nemico.
E sebbene la guerra sia sempre un’aberrazione, oltre che una violazione della libertà e della vita umana, ci sono delle circostanze in cui un’organizzazione statale ha il dovere di difendere i propri aderenti in pericolo di vita.
Poiché Hamas vuole e persegue la distruzione di Israele, mentre lo Stato ebraico vorrebbe soltanto poter vivere tranquillo, anche confinando con uno Stato palestinese autonomo e pacifico, risulta difficile schierarsi in difesa dell’organizzazione araba.
Obama l’ha capito benissimo. L’ONU, il Vaticano e in gran parte l’Unione Europea continuano a far finta di niente.
Puntuale, è arrivato il "benvenuto" di Al Qaeda al neo-presidente USA.
Così come era accaduto poco dopo l'arrivo di George W. Bush nella stanza ovale, anche stavolta i terroristi islamici hanno voluto far capire immediatamente quale sia il loro obiettivo.
"Colpiremo gli USA ancora più pesantemente. Sarà peggio dell'11 Settembre 2001."
Un avvertimento in stile mafioso, che Clinton e Bush non presero molto sul serio. L'attuale inquilino della Casa Bianca infatti, era un "isolazionista", come si dice in gergo. Fu sostanzialmente costretto ad intervenire dallo schifo provato dagli americani e dagli occidentali per un attacco così vile e violento. E nacque lì il Bush "guerrafondaio", aizzato dai consiglieri neocon. Il resto è storia, ancora da digerire ed analizzare seriamente, ma è storia.
Oggi si ripropone il medesimo canovaccio. Barack Obama, che entrerà nella stanza dei bottoni a Gennaio 2009, è già stato avvisato. "Abbiamo esultato per la tua elezione, perchè voi Democratici avete criticato Bush ed il suo operato. Ma se non fate come vogliamo noi, ovvero se non lasciate subito Iraq e Afghanistan, allentando la presa sull'Iran e sul resto del Medio Oriente, lasciandoci mano libera contro Israele, ve la faremo pagare."
Le prime risposte di Obama sono state, a mio parere, rassicuranti. Nessun passo indietro avventato. Ma la lotta al terrorismo internazionale si combatte su più fronti, compreso quello dell'immagine data all'esterno.
La fermezza non può essere abbandonata per fare spazio al dialogo con i terroristi. Non esiste proprio che uno Stato scenda a patti con i criminali. Non è responsabile e non produce risultati. Si può discutere con i governi, con l'Iran o con la Siria, ma non con Al Qaeda o con i Talebani. Costoro devono essere semplicemnete annientati. Non per forza fisicamente: se fosse possibile, sarebbe bello catturarli e processarli. Non sempe questo è fattibile, per ovvie ragioni (a quanto pare, loro non sono molto collaborativi...). Ma non si può lasciare spazio libero a chi vuole distruggere e uccidere. Non possono farlo gli USA e non può permetterselo nemmeno l'Europa, o la Russia, o la Cina, o l'India, e così via.
L'amministrazione Bush è stata accusata di essersi isolata per via dell'approccio unilaterale al problema. Vedremo se Obama sarà in grado di cambiare l'andazzo, con un maggiore coinvolgimento dei partners mondiali. A quel punto, se qualcuno bluffa, sarà scoperto. E temo he accadrà presto.
Un'altra mazzata per il comunismo mondiale
La liberazione di Ingrid Betancourt è una gran bella notizia.
Comunque la si pensi politicamente, il ritorno di un individuo alla vita normale, alla libertà, è sempre una grande cosa.
Presumo sia così anche per gli adepti del comunismo, dal punto di vista umano.
Ma l'operazione militare che ha consentito il ritorno a casa dell'ex candidata ambientalista alla presidenza della Colombia fa segnare un enorme punto a sfavore del comunismo internazionale.
Le FARC, le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, sono, come ormai tutti sanno, una struttura paramilitare e terrorista che ha come obiettivo la costruzione di uno Stato marxista a Bogotà e dintorni.
Sono parte integrante di tutto quel mondo e quel movimento che va dalla Cuba dei Castro al Venezuela di Chavez alla Bolivia di Morales, acerrimo avversario degli Stati Uniti ed in generale dei Paesi liberal-democratici nord e sud americani.
I rapporti con i primi sono sempre stati molto stretti, sia economicamente che strategicamente. Non si tratta, quindi, di un gruppuscolo di romantici Robin Hood (visto che va di moda...) che rapiscono politici e imprenditori per liberare il popolo dagli affamatori. Le FARC sono una potente organizzazione, legatissima ai personaggi che ho già nominato.
Lo sanno tutti, tranne chi scrive sui giornali italiani, a quanto pare. Nelle analisi di oggi, quasi nessuno spazio è stato dato a due importanti fatti.
Il primo è l'azione militare, fortunatamente incruenta (ma poteva anche non esserlo, se qualcosa fosse andato storto), ma pur sempre messa in atto dai tanto vituperati "soldati" e frutto dell'organizzazione dell'esercito colombiano, filo-USA, in tutti i sensi. Un'azione perfetta, ma certo non improntata al dialogo con i rapitori (ricordate Chavez, l'idolo delle sinistre mondiali, quando aveva promesso un intervento dialogante?). L'unico a spiegare efficacemente questo passaggio è il blogger Oggettivista, l'ottimo Stefano Magni.
Il secondo è lo scollamento dalla realtà degli stessi leader comunisti, sconfitti ancora una volta dalla storia. Il castrismo cubano traballa, Chavez e Morales subiscono sconfitte politiche a ripetizione (dando la colpa ai capitalisti corrotti...), e questa operazione, che di fatto irride l'organizzazione comunista sudamericana, è l'ennesima botta alla credibilità di un'utopia che dovrebbe essere sepolta sotto una montagna di fischi. Per il bene di tutti.
Pensieri sparsi e veloci
Il poco tempo a mio disposizione, tra lavoro (lavori, sarebbe il caso di dire), Europei in tv e sonnolenza anticipata, mi costringe a tralasciare il blog e la scrittura.
Per questo butto giù due righe di commento a quanto successo ultimamente.
Mi viene in mente subito la notizia (seminascosta dai media) del clamoroso debito del Comune di Roma: la gestione Veltroni ha lasciato un buco di 10 miliardi di euro! Più della metà di una media Finanziaria nazionale. Le Feste del Cinema e le Notti Bianche costano! Però grande enfasi è stata data al debito pubblico nazionale in crescita nel primo trimestre del 2008 (con annesso pistolotto dell'UE): tale ammontare non si è mai ridotto, in termini assoluti. E stavolta, infatti, non si è parlato di percentuali, ma di valore assoluto, in crescita come sempre. Quindi, perchè strillare, se non per cercare di affibbiare al Governo in carica le responsabilità?
Sempre a Roma. Arriva Bush e il traffico impazzisce. Per la verità, il traffico romano è già impazzito da tempo e va letteralmente in tilt in tutte le "occasioni speciali". Ma il Corriere della Sera ci fa un titolone, dando la colpa a Bush!
Ancora nella Città eterna. La faccenda del ballerino albanese Kledy aggredito, con presunte motivazioni xenofobe e razziste, si è rivelata l'ennesima bufala. Ad essere aggredito, infatti, era l'italiano.
Politica: sul sistema delle intercettazioni e sulla sua modifica è stato scritto di tutto. Probabilmente a sproposito, sia da parte dei suoi detrattori (il costo non ammonta a un terzo del totale del capitolo Giustizia), sia da parte dei suoi laudatori (non è affatto vero che le vogliono abolire, nè che siano necessarie sempre e comunque). Resta la barbarie della pubblicazione di dialoghi non "penalmente rilevanti" da parte della stampa. Lì è giusto intervenire, con punizioni pesanti per le talpe dei Palazzi di Giustizia e per i "colleghi avvoltoi", checchè ne dica la corporazione.
I Ministri Brunetta e Gelmini si stanno distinguendo per aver avanzato proposte di riforma nella giusta direzione: merito e competizione per crescere. La speranza è che alle dichiarazioni ed alle enunciazioni di principio, pur ottime, faccia seguito una serie di azioni e di iniziative concrete ed efficaci. Il problema, a mio parere, è che introdurre elementi di mercato nel settore pubblico, notoriamente l'esatto opposto del mercato, si potrebbe rivelare una pura utopia.
Infine due spunti, come promemoria, riguardanti argomenti che voglio approfondire, tempo permettendo.
Il caro carburanti va affrontato con intelligenza, lungimiranza e possibilmente, con i fondamenti dell'economia, pena il danno oltre la beffa. Le proposte di Tremonti (Robin Tax) e Beppe Grillo (boicottaggio della Esso... sic!) fanno ridere e piangere insieme.
Il peso dello Stato e del "pubblico" va ridotto drasticamente. Un banco di prova dovrebbe essere il finanziamento alla stampa periodica, alle tv, alle radio. E' preferibile pagare un quotidiano 1,50 euro (se lo si vuole acquistare), ma pagare meno tasse. Anche perchè ormai abbiamo la possibilità di avere tutto, gratuitamente o quasi, su internet. Capire dove iniziare a limare la spesa pubblica, tagliando contemporaneamente il prelievo sui "sudditi", sarebbe già un primo passo.
Addio regime change?
Delusione e sconcerto. Sono i sentimenti che provo quando leggo certe cose.
Sappiamo bene, anche grazie a giornalisti come Enzo Reale, quello che è successo e tuttora succede in Birmania. Il ciclone Nargis ha reso ancora più evidente quanto la natura del regime militar-comunista al potere da oltre mezzo secolo nell'oggi Myanmar, sia profondamente sanguinaria e distruttrice della vita dei propri connazionali. Uno dei peggiori tiranni attualmente esistenti sulla Terra. Un'organizzazione criminale che va fermata e distrutta, se possibile, quanto prima.
La sporca faccenda-barzelletta del mancato ingresso degli aiuti umanitari stranieri, nel delta dell'Irrawaddy, devastato dalla furia della natura ed ancor più dalla povertà e dall'isolamento, ha fatto emergere tutta l'ipocrisia e la scarsa autorevolezza delle organizzazioni internazionali, l'ONU in testa.
Ma la delusione più grande sono gli Stati Uniti. Da filo-occidentale e pro-american, resto basito dall'immobilismo scelto dal Governo Bush nella circostanza. Nessuno ha fatto nulla, c'è da dirlo. Nè l'Europa, e questo stupisce poco, nè la Cina, madrina del regime birmano, e questo è più ovvio, nè purtroppo le diverse Coalition of Willings, nate in altri frangenti della Storia.
Gli USA, a parte la dichiarazione di accusa del segretario della Difesa Robert Gates "il governo di Naypidaw ha provocato migliaia di morti in più", hanno scelto di non intervenire in alcun modo, affermando "rispettiamo la sovranità di Myanmar". Niente di niente. I birmani, evidentemente, non meritano un regime change, come gli iracheni, gli afghani, o tornando indietro nel tempo, gli italiani.
Errori di partenza
Non amo i fustigatori di professione e mi guardo bene dal diventarlo.
Però, lo spirito scettico/critico mi porta anche a parlare di ciò che non mi piace.
Nelle prime fasi del Governo Berlusconi si possono sottolineare alcuni aspetti positivi: la coesione della maggioranza, la disponibilità alla discussione pacata ed aperta sui temi, la velocità nelle operazioni di start-up, la scelta di alcune personalità in posti chiave.
E poi si possono indicare i primi errori.
1) Stefania Prestigiacomo al momento dell'arrivo al Ministero dell'Ambiente ha detto che porterà avanti ciò che di buono ha fatto "Alfonso". Ha detto proprio così, riferendosi al suo predecessore Pecoraro Scanio. Diciamo che ci si poteva attendere un cambio di registro. D'altronde, il voto serve a cambiare ciò che non va bene. E Pecoraro Scanio era tra le cose che non andavano bene.
2) Franco Frattini, da oggi Cuor di Leone, non trova di meglio da fare che rifiutare l'incontro col Dalai Lama, per non scontentare gli amici cinesi. Il trionfo del coraggio! E il cambiamento?
3) Ignazio La Russa, a seguito della ripresa della guerra civile libanese, grazie ad Hezbollah (finanziato da Siria ed Iran), afferma che nulla è cambiato nel Paese dei Cedri e che quindi i soldati italiani non rischiano nulla. Ergo, nessun cambiamento in vista per le regole d'ingaggio: gli uomini dell'Esercito italiano non potranno sparare per difendersi, eventualmente. Ma Antonio Martino doveva proprio star fuori dall'esecutivo?
4) Gli attacchi ai campi rom sono da Paese incivile. Questo va detto e ribadito, senza timore. Anche perchè spesso (come è avvenuto a Napoli) a compierli sono delinquenti peggio degli stessi nomadi. Magari rivedere prima le leggi (introducendo il reato di accattonaggio), applicare le norme sullo sfruttamento minorile (bimbi impiegati in furti ed elemosine), le norme ambientali e di sicurezza (per cui non si potrebbe abitare in tali tuguri), porterebbe risultati più concreti. Senza violenze inutili.
Spunti di riflessione
Come non pensare alle decine di migliaia di morti in Cina ed in Birmania. In entrambi i casi, la forza della natura ha causato molti più danni di quelli che avrebbe provocato in Paesi più "attenti" alla vita umana. Ma se in Cina, il regime ha comunque la forza e il buonsenso (stavolta si) di intervenire per soccorrere i superstiti ed aiutare la ricostruzione, nell'attuale Myanmar i "militari del socialismo" al potere hanno fatto di tutto per ostacolare qualsiasi attività umanitaria. Una pena infinita per quelle migliaia di individui costretti a vagare tra i cadaveri, sperando di non ammalarsi e di non morire di fame. Una finestra sulla Birmania, qui, nel blog di Stefano Reale.
Meno grave, indubbiamente, ma comunque meritevole di segnalazione è la querelle Travaglio-Fazio-Schifani-mondo dell'informazione. Una sorta di corto circuito provocato dalle dichiarazioni del velinaro dei Pubblici Ministeri, come sempre senza controparte ed imboccato da conduttori compiacenti. Travaglio, per fugare ogni possibile nube tossica illiberale, ha diritto come tutti ad esprimere le proprie idee, anche in tv. Si assume, come è ovvio che sia, le sue responsabilità nel farlo. Così, se afferma cose inesatte, come ha fatto l'altro giorno con le fandonie su Schifani amico dei mafiosi, rischia di pagare conseguenze penali, come è giusto che sia per chi diffama. C'è poi un risvolto pesante della vicenda: a furia di diffamare, qualcosa rischia di rimanere. Ed anche se poi si appura che si trattava di fesserie, nella mente di molti rimarrà che il presidente del Senato è amico dei mammasantissima. Ecco perchè continuo a sostenere che il sistema radiotelevisivo e giornalistico italiano avrebbe bisogno di maggiore produzione a favore del centrodestra. O meglio, di più trasmissioni e programmi liberali, conservatori e con un'impostazione culturale non di sinistra. Per riequilibrare, senza necessità di censurare nessuno, le eventuali cavolate altrui. Ai vari Santoro, Travaglio, Vauro, Floris, Crozza, Lerner, Annunziata, Mannoni, Mineo, Fazio (nel caso specifico tutt'altro che immune da colpe), insomma, andrebbe affiancato, oltre a Ferrara, anche qualche Taradash, Belpietro o Facci.
Il doppiopesismo della sinistra sugli ebrei
Udite, udite! A sinistra si litiga sul tema del diritto all'esistenza dello Stato di Israele.
Dopo decenni in cui da una parte si piangevano lacrime di coccodrillo per la barbara uccisione di milioni di ebrei in tutto il mondo, per mano nazista (ed è arcinoto) e comunista (in URSS ne furono uccisi tantissimi, ma questo è meno noto), senza spiegare mai bene i motivi per cui avvenne tale sterminio, e dall'altra si portava avanti lo stesso ragionamento dei carnefici degli ebrei, costoro sì, accusati di ogni nefandezza (l'amore sfrenato per il denaro, il Protocollo dei savi di Sion, il dominio del mondo, l'imperialismo economico), travisando la storia di quel popolo e della terra in cui si è sviluppato l'attuale Stato di Israele, oggi la sinistra si spacca proprio su questo argomento.
I comunisti duri e puri, infatti, restano fedeli alla linea filopalestinese. Ovvero contraria all'esistenza di Israele. I movimenti palestinesi, infatti, mirano tutti, nessuno escluso, alla distruzione fisica dello Stato ebraico con capitale Tel Aviv ed epicentro Gerusalemme. Essere filopalestinesi, quindi, non significa essere per due popoli in due Stati (posizione maggioritaria in Israele, Europa, America), ma per un solo popolo (arabo-palestinese) in un solo Stato (arabo-palestinese).
I post-comunisti, invece, iniziano ad avere qualche dubbio. O almeno sembra. Veltroni è colui che più di tutti si è cosparso il capo di cenere per aver, come tutta la sua parte politica, sbagliato analisi per decenni. Riporto le sue recentissime dichiarazioni: "A preoccupare è un clima, sono posizioni, che nascono da un pregiudizio e che possono condurre a conseguenze pericolose. Il pregiudizio procede lungo un confine sottile, che separa le critiche ragionate e per questo legittime alle politiche dei governi israeliani, da quelle ideologiche, manichee: Israele ha sempre torto, la “colpa” è sempre sua, anche quando il coraggio di chiudere un accordo manca alla controparte o quando magari formazioni arabe fanno fuoco le une contro le altre. Le conseguenze pericolose stanno […] nel fatto che oltre alla critica a Israele spesso viene chiamato in causa l’interno popolo ebraico. Forse non apertamente, forse con un “non detto”, che però nulla toglie ai rischi di un risorgente antisemitismo”.
Parole sante. Tardive, ma profondamente vere e mi auguro sentite. Piero Fassino, invece, interviene con un colpo al cerchio (del cambiamento di posizione) ed uno alla botte (tranquilli, siamo sempre anti-israeliani..), in perfetto stile bipensiero, annunciando che bruciare le bandiere israeliane è un gesto barbaro, ma che in fondo la sinistra è sempre stata a favore degli ebrei (eh? quali ebrei? quelli dei campi di concentramento, che una volta liberi, sono diventati nemici...). Una balla storica, ma tant'è.
Qui è necessaria una parentesi: in Italia non esiste un movimento ideale-politico che si sia storicamente schierato con Israele. Dalla DC, al PSI, al PCI, al MSI, tutti sono sempre stati filopalestinesi e filoarabi, nel senso che ho espresso prima. Per questo, nessun politico di lungo corso può considerarsi immune dall'aver, almeno in passato, sbagliato analisi. Diciamo che c'è chi se ne è reso conto prima di altri, ecco.
E poi c'è chi sta zitto. Cioè dimostra di non aver nulla da dire, ovvero mantiene la stessa posizione di sempre. Costui è Massimo D'Alema, l'amico di Hezbollah e Hamas.
Ognuno ha le sue posizioni, a sinistra, ed anche all'interno del PD. Personalmente, credo che ciò che ha detto Veltroni abbia un'eco molto flebile nel suo elettorato, allevato a suon di "Israele amico degli Usa=imperialista sanguinario genocida". L'augurio, ancora una volta, è che il leader del PD riesca a far aprire gli occhi ai suoi accoliti, mantenendo una posizione di vantaggio nel suo partito. A guadagnarci, in fondo, sarebbe la verità.