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mercoledì, 23 settembre 2009

La sindrome del ring

Frecciatine, battute al vetriolo, tifo da stadio, insulti e colpi bassi.

Il campionario delle “armi” utilizzate nelle discussioni, da diverso tempo a questa parte, è variegato e nutrito.

È sufficiente visitare uno qualsiasi dei forum di discussione aperti a migliaia sul web. Oppure si può fare un giretto nei più importanti social network della rete. O ancora, basta assistere a una conversazione tra amici, colleghi, familiari.

Perfino nella discussione più pacata, ad un certo punto i partecipanti vengono colti da quella che ho battezzato la “sindrome del ring”.

Si parte con una risposta in “stile D’Alema”, solitamente. Una battuta cattivella, tra l’acido, l’astioso ed il sarcastico. E si arriva in breve tempo al parlarsi addosso, tra urla e insulti, perdendo di vista, inevitabilmente, l’argomento con cui si era avviato il discorso.

A nulla servono gli interventi di chi prova a riportare la contesa su binari più civili. In preda ad un’esaltazione che ricorda molto da vicino la danza preparatoria Maori degli All Blacks Neozelandesi, i contendenti perdono il lume della ragione e si trasformano in partecipanti di “Uomini e Donne” (versione Zelig), in concorrenti dei reality show, in politici nelle arene televisive alla Ballarò/Annozero.

Un ragionamento a parte, meritano, a proposito, le discussioni che vertono sulla politica.

Salvo rarissimi casi (di solito quando due o più persone sono assolutamente concordi), la battaglia è ancora più cruenta. Destra contro sinistra, berlusconiani contro antiberlusconiani, garantisti contro giustizialisti, comunisti versus liberali. L’argomento, a quel punto, diventa un puro pretesto per dare sfogo alle proprie fissazioni e alla volontà di sopraffare colui che, in quel momento, viene visto come l’avversario. Che deve essere sconfitto, magari facendo sfoggio del campionario d’armi già citato in precedenza.

Discutere così, come si può facilmente intuire, è inutile.

Ed è un vero peccato, perché proprio dall’analisi, dall’approfondimento, dalla conoscenza delle idee, delle esperienze e della visione altrui delle cose, si potrebbe trarre giovamento per capire meglio la realtà in cui viviamo, senza preconcetti e preclusioni.

postato da: Liberalista alle ore settembre 23, 2009 17:50 | link | commenti (4)
categorie: divagazioni, civiltà
sabato, 04 aprile 2009

Sono vivo

Eccomi.

Ritorno al vecchio amore, il blog, al termine di un periodo foriero di grosse novità personali.

Non lavoro più a Canale 40, nè alla ASL. Ora sono l'addetto stampa della Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna.

Una posizione comoda, per il livello professionale ed economico indubbiamente invidiabile. Ed al tempo stesso scomoda, per quanto concerne l'esposizione mediatico-politica che ne deriva.

Tutto ciò, comunque, non limiterà la mia passione per la scrittura, nè la volontà di mettere nero su bianco il mio pensiero, anche qualora dovesse risultare in contrasto con il mio nuovo "datore di lavoro".

E magari riuscirò anche ad essere un pò più assiduo e puntuale nell'aggiornamento di uno strumento che continuo a ritenere fondamentale per la diffusione delle idee.

postato da: Liberalista alle ore aprile 04, 2009 22:53 | link | commenti
categorie: divagazioni
lunedì, 18 agosto 2008

Elogio dei numeri

 

- Articolo pubblicato su "Lunamag" di Agosto 2008 -

Tranquillizzo subito chi legge: non dovrete sorbirvi un trattato di matematica. La premessa è fondamentale, stando all’atavica repulsione italica per tutto ciò che è scienza numerica, statistica, economica o matematica. Non ci si può stupire, insomma, se gli indicatori internazionali fotografano una situazione in cui le conoscenze degli studenti e perfino dei laureati italiani, nelle materie di calcolo, sono tra le più basse del Mondo. Tale debolezza ha ripercussioni non soltanto sulla qualità degli studenti nelle Facoltà universitarie di Matematica, Fisica, Economia e similari, ma soprattutto sulle capacità di calcolo ed analisi fondamentali per districarsi nella complessità della vita contemporanea. Tre esempi facili facili: il livello dei prezzi, il costo dei carburanti ed il clima. Apparentemente, si tratta di argomenti la cui comprensione dovrebbe essere alla portata di tutti. Se ne parla così tanto, tra programmi tv, quotidiani, internet, che se si potesse fare un’indagine sui temi affrontati a tavola in famiglia, al bar, in palestra o al mercato, sarebbero sicuramente nella top ten. Purtroppo, se ne parla spesso a sproposito. Per mancanza di “cultura numerica”, principalmente. Sui prezzi: il caro-vita è una costante con cui tutte le generazioni hanno avuto a che fare. Per i sardi, basta guardare il programma di Videolina “Vent’anni fa”, che ripropone i telegiornali di due decenni orsono. Il tema è affrontato quasi tutti i giorni con servizi sui rincari di frutta, verdura, carne, pane o pasta. E stiamo parlando del 1988 e degli anni precedenti. Insomma, l’aumento dei prezzi c’è sempre stato e sempre ci sarà. Si sostiene, invece, che tutto sarebbe raddoppiato, ma non oggi: nel 2002, con l’avvento dell’euro. Per poi continuare a crescere anno dopo anno. Stando a questo luogo comune, se nel 2002 si spendevano 400 euro per “fare la spesa” mensile, oggi dovremmo essere almeno a 1000 euro per gli stessi beni. Invece non è così: chiunque, se ne avesse gli strumenti, potrebbe capire che il livello medio dei prezzi si è innalzato, negli ultimi 6 anni, del 20% circa. Non del 150% come spesso si tende ad affermare. Ma passiamo al carburante, il cui costo incide su quasi tutti i prodotti che consumiamo abitualmente, oltre che sulla spesa per mantenere le nostre automobili. A riguardo, le affermazioni distorte dalla mancanza di cultura numerica (ed economica, sarebbe il caso di aggiungere) riguardano la dinamica dei prezzi e la composizione dello stesso. Nel primo caso, basti sapere che, in proporzione al reddito a disposizione degli automobilisti italiani, il carburante costava molto di più negli anni ’60 e ’70, rispetto ad oggi. Nel secondo, si tende a criminalizzare il benzinaio, senza sapere che il margine operativo dello stesso non supera il 5-6% del costo totale della benzina. Quasi tutto il malloppo, pari a circa il 70%, va allo Stato, sottoforma di accise ed IVA. Il 20% è il costo reale del prodotto alla fonte (ovvero dal produttore). Un altro 4-5% va alle compagnie che acquistano e rivendono i carburanti: diciamo i “marchi”. Chi potrebbe contribuire maggiormente alla riduzione del prezzo? Indovinate un po’…. Infine, il clima. In numerosi studi vengono propinate cifre assurde, che infatti non stanno né in cielo né in terra, sul riscaldamento globale, sull’inquinamento, sulla deforestazione e via “catastrofando”. Con un minimo di “attenzione numerica” in più, tutti saremmo in grado di smascherare le bugie e capire cosa ci sia effettivamente di vero in tali affermazioni. Senza entrare troppo nel dettaglio: in tutti gli Stati occidentali le foreste sono aumentate di estensione negli ultimi 30 anni. E perfino la Foresta Amazzonica si è espansa. Morale della favola: non sarebbe male, per tutti, fare in modo che nelle scuole, a partire dalle elementari, venisse dato maggiore spazio a materie come economia, statistica e matematica. I fenomeni che interessano la vita quotidiana e perfino gli strumenti per superare le criticità, sarebbero meno distanti e più comprensibili. Magari, faremmo qualche errore in meno. E probabilmente, riusciremmo a smascherare più velocemente chi cerca di approfittare dell’ignoranza in buona fede per il proprio tornaconto, monetario o elettorale che sia.

postato da: Liberalista alle ore agosto 18, 2008 21:55 | link | commenti
categorie: ambiente, divagazioni, scienza, informazione, ignoranza, imposte, tassazione, carburanti, luogocomunismo
venerdì, 13 giugno 2008

Avanti con un pareggio?

Divago dal monotematismo politico del blog per parlare di calcio.

Dopo i complimenti strameritati all'Olanda, veramente bellissima, e la tristezza di un'Italietta arrivata cotta alla fase finale, resta una speranza di qualificazione.

Ovviamente gli azzurri di Donadoni passerebbero in caso di vittoria con la Francia e insuccesso della Romania con gli Orange. Ma esiste anche una possibilità (anzi due o forse tre) di passare il turno con un pareggio nella sfida coi transalpini.

Primo caso: l'Italia pareggia per 1-1 con la Francia e la Romania perde, con qualsiasi risultato, contro l'Olanda. Passiamo il turno perchè, a pari merito con Francia e Romania a quota 2 punti, contano gli scontri diretti. Tutte hanno fatto 2 punti proprio negli scontri diretti, ma l'Italia ha fatto 2 gol, bleu e rumeni 1.

Secondo caso: l'Italia pareggia 0-0 con la Francia e la Romania perde 0-4 con l'Olanda. A pari punti azzurri, bleu e rumeni. Negli scontri diretti 1 gol per Italia e Romania, 0 per la Francia. Ma l'Italia ha una miglior differenza reti totale rispetto ai gialli di Bucarest (-3 a -4).

Esiste poi un caso limite di cui non conosco perfettamente l'eventuale esito. Italia-Francia termina 0-0 e la Romania perde 0-3 con l'Olanda. Anche qui, le tre contendenti arrivano a quota 2 punti. Italiani e rumeni hanno segnato 1 gol negli scontri diretti, i francesi 0. Italia e Romania, inoltre, hanno una differenza reti generale identica (1-4). Sono pari in tutto. Quindi, se non erro, ci sarebbe un clamoroso lancio della monetina!

In ogni caso, si tratta di casi limite che difficilmente si verificheranno. Se devo dirla tutta, sono dell'idea che all'Olanda possa andar bene eliminare in un colpo solo Italia e Francia, per togliersele di mezzo nella fase finale...

postato da: Liberalista alle ore giugno 13, 2008 23:00 | link | commenti
categorie: calcio, divagazioni