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venerdì, 18 settembre 2009

E se avesse ragione Bossi?

Soldati italiani a casa entro Natale. La richiesta stavolta non arriva dagli esponenti della sinistra estrema, antiamericana ed antioccidentale, pronti ad esultare se i talebani ed i loro compagnucci terroristi fondamentalisti islamici si imponessero nuovamente, sconfiggendo il Satana eurostatunitense.

Le parole sono di Umberto Bossi, leader della Lega Nord, principale alleato del PDL al governo del Paese. Un politico non nuovo a sparate populiste e demagogiche, sia chiaro. Ed è più che probabile che anche stavolta alla base delle dichiarazioni dell’Umberto ci sia la volontà di solleticare la pancia dell’elettorato potenzialmente leghista, da sempre contrario alle spese al di fuori dei confini padani.

Le missioni all’estero, in fondo, rientrano in questa categoria di esborsi pubblici. E la Lega non ha mai fatto mistero di non apprezzarne lo spirito.

Insomma, alla demagogia comunistoide fa da contraltare il populismo padano. Fin qui niente di nuovo.

La realtà, però, potrebbe dare perfino ragione alla richiesta del leader celodurista.

Nonostante l’incremento dei contingenti richiesto ed avviato dal neo-presidente a stelle e strisce, “The Messia” Obama, la situazione in Aghanistan rimane preoccupante. I talebani e le cellule più attive dell’estremismo islamico hanno capito da tempo che la strategia del terrore paga. Le opinioni pubbliche occidentali non sono più abituate alla morte dei propri soldati e non accettano, in larga misura giustamente, che tale scempio avvenga. E lo stillicidio quasi quotidiano di attentati e assalti kamikaze, se non permette di vincere una guerra militarmente, consente almeno di passare in vantaggio in quella dei nervi. L’Occidente non è disposto a lottare per vincere la guerra contro il terrorismo e contro le dittature islamiche. Lo ha già dimostrato in passato e continua a farlo.

Per questo “vincere” in Aghanistan è praticamente impossibile. Per farlo, gli USA e gli alleati dovrebbero dispiegare una tale forza militare da annientare quasi completamente gli abitanti di quel martoriato Paese. Una follia, a ben pensarci. E infatti nessuno è così folle da proporlo.

Ma anche l’abbandono tout-court del territorio afgano sarebbe una sciagura, sia per gli abitanti locali, lasciati in balia di un regime ancora più incattivito dagli eventi, sia per la stessa sicurezza dei Paesi europei, per non parlare di Israele. L’obiettivo reale degli estremisti musulmani, infatti, è la vittoria contro gli infedeli, siano ebrei, cattolici, buddisti, agnostici o atei. E un abbandono del campo di guerra da parte degli eserciti alleati sarebbe visto in questa chiave.

Tra le due posizioni estreme, rimane l’attuale compromesso, utilizzato anche in Iraq e nelle missioni in Kosovo, Libano, Somalia. Ovvero, tentare di rafforzare un governo locale sostenendolo economicamente e militarmente, senza abbandonare completamente il campo. Talvolta ha funzionato, talvolta no.

Il teatro afgano rischia di non essere piegato alle esigenze di sicurezza del mondo civile, come la storia degli ultimi 35 anni di quel Paese dimostra. Per questo la soluzione-Bossi, in fondo, non è poi così peregrina. Purchè vi sia la consapevolezza che senza uno scenario di guerra in terre lontane, la strategia del terrore islamico potrebbe scatenarsi molto più vicino a noi.

postato da: Liberalista alle ore settembre 18, 2009 13:38 | link | commenti (6)
categorie: terrorismo, esteri, usa , barbarie, islamizzazione
domenica, 09 novembre 2008

Osama dà il benvenuto a Obama

Puntuale, è arrivato il "benvenuto" di Al Qaeda al neo-presidente USA.

Così come era accaduto poco dopo l'arrivo di George W. Bush nella stanza ovale, anche stavolta i terroristi islamici hanno voluto far capire immediatamente quale sia il loro obiettivo.

"Colpiremo gli USA ancora più pesantemente. Sarà peggio dell'11 Settembre 2001."

Un avvertimento in stile mafioso, che Clinton e Bush non presero molto sul serio. L'attuale inquilino della Casa Bianca infatti, era un "isolazionista", come si dice in gergo. Fu sostanzialmente costretto ad intervenire dallo schifo provato dagli americani e dagli occidentali per un attacco così vile e violento. E nacque lì il Bush "guerrafondaio", aizzato dai consiglieri neocon. Il resto è storia, ancora da digerire ed analizzare seriamente, ma è storia.

Oggi si ripropone il medesimo canovaccio. Barack Obama, che entrerà nella stanza dei bottoni a Gennaio 2009, è già stato avvisato. "Abbiamo esultato per la tua elezione, perchè voi Democratici avete criticato Bush ed il suo operato. Ma se non fate come vogliamo noi, ovvero se non lasciate subito Iraq e Afghanistan, allentando la presa sull'Iran e sul resto del Medio Oriente, lasciandoci mano libera contro Israele, ve la faremo pagare."

Le prime risposte di Obama sono state, a mio parere, rassicuranti. Nessun passo indietro avventato. Ma la lotta al terrorismo internazionale si combatte su più fronti, compreso quello dell'immagine data all'esterno.

La fermezza non può essere abbandonata per fare spazio al dialogo con i terroristi. Non esiste proprio che uno Stato scenda a patti con i criminali. Non è responsabile e non produce risultati. Si può discutere con i governi, con l'Iran o con la Siria, ma non con Al Qaeda o con i Talebani. Costoro devono essere semplicemnete annientati. Non per forza fisicamente: se fosse possibile, sarebbe bello catturarli e processarli. Non sempe questo è fattibile, per ovvie ragioni (a quanto pare, loro non sono molto collaborativi...). Ma non si può lasciare spazio libero a chi vuole distruggere e uccidere. Non possono farlo gli USA e non può permetterselo nemmeno l'Europa, o la Russia, o la Cina, o l'India, e così via.

L'amministrazione Bush è stata accusata di essersi isolata per via dell'approccio unilaterale al problema. Vedremo se Obama sarà in grado di cambiare l'andazzo, con un maggiore coinvolgimento dei partners mondiali. A quel punto, se qualcuno bluffa, sarà scoperto. E temo he accadrà presto.

postato da: Liberalista alle ore novembre 09, 2008 10:28 | link | commenti (5)
categorie: terrorismo, esteri, usa , violenza, barbarie, marxislamici
martedì, 03 giugno 2008

Addio regime change?

Delusione e sconcerto. Sono i sentimenti che provo quando leggo certe cose.

Sappiamo bene, anche grazie a giornalisti come Enzo Reale, quello che è successo e tuttora succede in Birmania. Il ciclone Nargis ha reso ancora più evidente quanto la natura del regime militar-comunista al potere da oltre mezzo secolo nell'oggi Myanmar, sia profondamente sanguinaria e distruttrice della vita dei propri connazionali. Uno dei peggiori tiranni attualmente esistenti sulla Terra. Un'organizzazione criminale che va fermata e distrutta, se possibile, quanto prima.

La sporca faccenda-barzelletta del mancato ingresso degli aiuti umanitari stranieri, nel delta dell'Irrawaddy, devastato dalla furia della natura ed ancor più dalla povertà e dall'isolamento, ha fatto emergere tutta l'ipocrisia e la scarsa autorevolezza delle organizzazioni internazionali, l'ONU in testa.

Ma la delusione più grande sono gli Stati Uniti. Da filo-occidentale e pro-american, resto basito dall'immobilismo scelto dal Governo Bush nella circostanza. Nessuno ha fatto nulla, c'è da dirlo. Nè l'Europa, e questo stupisce poco, nè la Cina, madrina del regime birmano, e questo è più ovvio, nè purtroppo le diverse Coalition of Willings, nate in altri frangenti della Storia.

Gli USA, a parte la dichiarazione di accusa del segretario della Difesa Robert Gates "il governo di Naypidaw ha provocato migliaia di morti in più", hanno scelto di non intervenire in alcun modo, affermando "rispettiamo la sovranità di Myanmar". Niente di niente. I birmani, evidentemente, non meritano un regime change, come gli iracheni, gli afghani, o tornando indietro nel tempo, gli italiani.

postato da: Liberalista alle ore giugno 03, 2008 23:21 | link | commenti (5)
categorie: esteri, usa , violenza, vergogna, civiltà, barbarie
giovedì, 15 maggio 2008

Errori di partenza

Non amo i fustigatori di professione e mi guardo bene dal diventarlo.

Però, lo spirito scettico/critico mi porta anche a parlare di ciò che non mi piace.

Nelle prime fasi del Governo Berlusconi si possono sottolineare alcuni aspetti positivi: la coesione della maggioranza, la disponibilità alla discussione pacata ed aperta sui temi, la velocità nelle operazioni di start-up, la scelta di alcune personalità in posti chiave.

E poi si possono indicare i primi errori.

1) Stefania Prestigiacomo al momento dell'arrivo al Ministero dell'Ambiente ha detto che porterà avanti ciò che di buono ha fatto "Alfonso". Ha detto proprio così, riferendosi al suo predecessore Pecoraro Scanio. Diciamo che ci si poteva attendere un cambio di registro. D'altronde, il voto serve a cambiare ciò che non va bene. E Pecoraro Scanio era tra le cose che non andavano bene.

2) Franco Frattini, da oggi Cuor di Leone, non trova di meglio da fare che rifiutare l'incontro col Dalai Lama, per non scontentare gli amici cinesi. Il trionfo del coraggio! E il cambiamento?

3) Ignazio La Russa, a seguito della ripresa della guerra civile libanese, grazie ad Hezbollah (finanziato da Siria ed Iran), afferma che nulla è cambiato nel Paese dei Cedri e che quindi i soldati italiani non rischiano nulla. Ergo, nessun cambiamento in vista per le regole d'ingaggio: gli uomini dell'Esercito italiano non potranno sparare per difendersi, eventualmente. Ma Antonio Martino doveva proprio star fuori dall'esecutivo?

4) Gli attacchi ai campi rom sono da Paese incivile. Questo va detto e ribadito, senza timore. Anche perchè spesso (come è avvenuto a Napoli) a compierli sono delinquenti peggio degli stessi nomadi. Magari rivedere prima le leggi (introducendo il reato di accattonaggio), applicare le norme sullo sfruttamento minorile (bimbi impiegati in furti ed elemosine), le norme ambientali e di sicurezza (per cui non si potrebbe abitare in tali tuguri), porterebbe risultati più concreti. Senza violenze inutili.

postato da: Liberalista alle ore maggio 15, 2008 23:29 | link | commenti (5)
categorie: politica, ambiente, esteri, razzismo, programma, civiltà, governo, barbarie
martedì, 13 maggio 2008

Spunti di riflessione

Come non pensare alle decine di migliaia di morti in Cina ed in Birmania. In entrambi i casi, la forza della natura ha causato molti più danni di quelli che avrebbe provocato in Paesi più "attenti" alla vita umana. Ma se in Cina, il regime ha comunque la forza e il buonsenso (stavolta si) di intervenire per soccorrere i superstiti ed aiutare la ricostruzione, nell'attuale Myanmar i "militari del socialismo" al potere hanno fatto di tutto per ostacolare qualsiasi attività umanitaria. Una pena infinita per quelle migliaia di individui costretti a vagare tra i cadaveri, sperando di non ammalarsi e di non morire di fame. Una finestra sulla Birmania, qui, nel blog di Stefano Reale.

Meno grave, indubbiamente, ma comunque meritevole di segnalazione è la querelle Travaglio-Fazio-Schifani-mondo dell'informazione. Una sorta di corto circuito provocato dalle dichiarazioni del velinaro dei Pubblici Ministeri, come sempre senza controparte ed imboccato da conduttori compiacenti. Travaglio, per fugare ogni possibile nube tossica illiberale, ha diritto come tutti ad esprimere le proprie idee, anche in tv. Si assume, come è ovvio che sia, le sue responsabilità nel farlo. Così, se afferma cose inesatte, come ha fatto l'altro giorno con le fandonie su Schifani amico dei mafiosi, rischia di pagare conseguenze penali, come è giusto che sia per chi diffama. C'è poi un risvolto pesante della vicenda: a furia di diffamare, qualcosa rischia di rimanere. Ed anche se poi si appura che si trattava di fesserie, nella mente di molti rimarrà che il presidente del Senato è amico dei mammasantissima. Ecco perchè continuo a sostenere che il sistema radiotelevisivo e giornalistico italiano avrebbe bisogno di maggiore produzione a favore del centrodestra. O meglio, di più trasmissioni e programmi liberali, conservatori e con un'impostazione culturale non di sinistra. Per riequilibrare, senza necessità di censurare nessuno, le eventuali cavolate altrui. Ai vari Santoro, Travaglio, Vauro, Floris, Crozza, Lerner, Annunziata, Mannoni, Mineo, Fazio (nel caso specifico tutt'altro che immune da colpe), insomma, andrebbe affiancato, oltre a Ferrara, anche qualche Taradash, Belpietro o Facci.

postato da: Liberalista alle ore maggio 13, 2008 22:36 | link | commenti (3)
categorie: esteri, informazione, barbarie, marxismo, tv
sabato, 10 maggio 2008

Il doppiopesismo della sinistra sugli ebrei

Udite, udite! A sinistra si litiga sul tema del diritto all'esistenza dello Stato di Israele.

Dopo decenni in cui da una parte si piangevano lacrime di coccodrillo per la barbara uccisione di milioni di ebrei in tutto il mondo, per mano nazista (ed è arcinoto) e comunista (in URSS ne furono uccisi tantissimi, ma questo è meno noto), senza spiegare mai bene i motivi per cui avvenne tale sterminio, e dall'altra si portava avanti lo stesso ragionamento dei carnefici degli ebrei, costoro sì, accusati di ogni nefandezza (l'amore sfrenato per il denaro, il Protocollo dei savi di Sion, il dominio del mondo, l'imperialismo economico), travisando la storia di quel popolo e della terra in cui si è sviluppato l'attuale Stato di Israele, oggi la sinistra si spacca proprio su questo argomento.

I comunisti duri e puri, infatti, restano fedeli alla linea filopalestinese. Ovvero contraria all'esistenza di Israele. I movimenti palestinesi, infatti, mirano tutti, nessuno escluso, alla distruzione fisica dello Stato ebraico con capitale Tel Aviv ed epicentro Gerusalemme. Essere filopalestinesi, quindi, non significa essere per due popoli in due Stati (posizione maggioritaria in Israele, Europa, America), ma per un solo popolo (arabo-palestinese) in un solo Stato (arabo-palestinese).

I post-comunisti, invece, iniziano ad avere qualche dubbio. O almeno sembra. Veltroni è colui che più di tutti si è cosparso il capo di cenere per aver, come tutta la sua parte politica, sbagliato analisi per decenni. Riporto le sue recentissime dichiarazioni: "A preoccupare è un clima, sono posizioni, che nascono da un pregiudizio e che possono condurre a conseguenze pericolose. Il pregiudizio procede lungo un confine sottile, che separa le critiche ragionate e per questo legittime alle politiche dei governi israeliani, da quelle ideologiche, manichee: Israele ha sempre torto, la “colpa” è sempre sua, anche quando il coraggio di chiudere un accordo manca alla controparte o quando magari formazioni arabe fanno fuoco le une contro le altre. Le conseguenze pericolose stanno […] nel fatto che oltre alla critica a Israele spesso viene chiamato in causa l’interno popolo ebraico. Forse non apertamente, forse con un “non detto”, che però nulla toglie ai rischi di un risorgente antisemitismo”.

Parole sante. Tardive, ma profondamente vere e mi auguro sentite. Piero Fassino, invece, interviene con un colpo al cerchio (del cambiamento di posizione) ed uno alla botte (tranquilli, siamo sempre anti-israeliani..), in perfetto stile bipensiero, annunciando che bruciare le bandiere israeliane è un gesto barbaro, ma che in fondo la sinistra è sempre stata a favore degli ebrei (eh? quali ebrei? quelli dei campi di concentramento, che una volta liberi, sono diventati nemici...). Una balla storica, ma tant'è.

Qui è necessaria una parentesi: in Italia non esiste un movimento ideale-politico che si sia storicamente schierato con Israele. Dalla DC, al PSI, al PCI, al MSI, tutti sono sempre stati filopalestinesi e filoarabi, nel senso che ho espresso prima. Per questo, nessun politico di lungo corso può considerarsi immune dall'aver, almeno in passato, sbagliato analisi. Diciamo che c'è chi se ne è reso conto prima di altri, ecco.

E poi c'è chi sta zitto. Cioè dimostra di non aver nulla da dire, ovvero mantiene la stessa posizione di sempre. Costui è Massimo D'Alema, l'amico di Hezbollah e Hamas.

Ognuno ha le sue posizioni, a sinistra, ed anche all'interno del PD. Personalmente, credo che ciò che ha detto Veltroni abbia un'eco molto flebile nel suo elettorato, allevato a suon di "Israele amico degli Usa=imperialista sanguinario genocida". L'augurio, ancora una volta, è che il leader del PD riesca a far aprire gli occhi ai suoi accoliti, mantenendo una posizione di vantaggio nel suo partito. A guadagnarci, in fondo, sarebbe la verità.

postato da: Liberalista alle ore maggio 10, 2008 23:17 | link | commenti (2)
categorie: esteri, israele, razzismo, ignoranza, barbarie, veltroni, marxislamici
giovedì, 08 maggio 2008

Violenza, follia e politica

Non è necessario essere laureati in lettere antiche per capire cosa voleva dire Gianfranco Fini, quando ha "pesato" politicamente due fatti molto differenti fra loro.

L'avverbio "politicamente" spiega già tutto. Ma c'è comunque chi ha innestato una polemica pretestuosa e indegna di chi altre volte aveva dimostrato di non voler cadere così in basso. Mi riferisco anche a Veltroni, stavolta.

I fatti sul piatto della bilancia sono arcinoti. A Verona cinque giovani, stile ultras (alcuni lo erano), vicini ad ambienti neonazisti (alcuni di loro), tendenzialmente propensi alla violenza ed alla rissa, pestano a morte un loro coetaneo, al termine di un litigio per futili motivi, ancora da chiarire del tutto, peraltro. A Torino, invece, si prepara una sorta di remake del G8 di Genova, con i no-global, black-block, squatters, o come vogliono essere chiamati gli esponenti dei Centri sociali, istigati da "filosofi" come Vattimo e sostenuti politicamente da una cultura estremista propria dell'attuale Sinistra Arcobaleno, ma non lontana neppure da una "fetta" del PD, pronti a mettere a ferro e fuoco la città per evitare lo svolgimento della Fiera del Libro, di cui gli scrittori israeliani sono ospiti d'onore nel 60° anniversario della fondazione dello Stato d'Israele.

Chiunque non abbia il prosciutto davanti agli occhi, capisce che nel primo caso si tratta di un barbaro assassinio, episodio di violenza gratuita, caso da codice penale e da condanna per omicidio. La politica c'entra come i cavoli a merenda (semmai ci sarebbe da discutere sul perchè i due più violenti del gruppetto fossero ancora in giro, dopo alcune segnalazioni per episodi simili). Nel secondo caso, invece, il fatto è puramente politico, perchè le proteste, che non tarderanno a sfociare in comportamenti violenti (intanto, le solite bandiere israeliane sono già state bruciate...), partono da posizioni ideologiche e politiche, appunto.

L'opposizione, la critica e la protesta, in astratto, sono manifestazioni di democrazia e di libertà. Nel caso concreto, invece, siamo di fronte al più becero razzismo. Si, proprio razzismo, nel senso più puro del termine. Il perchè lo spiega benissimo Pierluigi Battista, giornalista del Corriere della Sera, in un articolo pubblicato oggi qui.

Nulla da dire, invece, sembrano avere questi signori nei confronti del regime birmano, ad esempio. Le ultime stime del disastro determinato dall'azione congiunta dell'uragano e dell'incredibile sadismo dei governanti dell'attuale Myanmar, parlano di oltre 100.000 vittime, di altrettanti dispersi, di più di 1.000.000 di senza tetto, di epidemie incontrollabili. La giunta militare comunista al potere sapeva tutto da due giorni. E non ha fatto nulla per avvisare la popolazione, per arginare il fenomeno. Per non parlare, poi, dell'assurda pretesa di evitare gli aiuti delle organizzazioni di volontariato straniere. Il regime accetterà soltanto denaro. Per comprare armi e strumenti di coercizione, si presume. D'altronde, centomila vittime, in un Paese nel quale la dittatura ne ha provocato dieci volte tanto, sono un'inezia...

Silenzio assoluto, inoltre, su tutti i cosiddetti Stati canaglia. Non è una definizione di G.W.Bush, come erroneamente si crede. L'associazione internazionale Freedom House, che fornisce dati anche all'ONU, ha stilato la classifica annuale sul rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali nel Mondo. Manco a dirlo, in coda alla graduatoria, ci sono la stessa Birmania (dittatura comunista), e poi Cuba (idem), Corea del Nord (idem), Uzbekistan (dittatura post-comunista), Turkmenistan (idem), Libia (dittatura islamica), Sudan (dittatura islamica), Somalia (caos causato anche dalle Corti islamiche). Quasi completamente dittatoriali ed irrispettosi dei diritti civili ed individuali, anche gli altri Stati in cui comandano regimi comunisti e islamici: Cina, Bielorussia, Laos e Zimbabwe, tra i primi, Siria, Arabia Saudita, Eritrea, Ciad, tra i secondi.

Ma la "critica" è riservata soltanto a Israele e Usa, naturalmente.

postato da: Liberalista alle ore maggio 08, 2008 00:01 | link | commenti (1)
categorie: israele, razzismo, violenza, barbarie, marxislamici, luogocomunismo
domenica, 03 febbraio 2008

La attendevo con ansia

C'è una notizia, passata praticamente inosservata, forse perchè non pubblicata sui principali strumenti di informazione, che avrebbe una portata storica.

Uso il condizionale, perchè spesso tali notizie sono sensazionalistiche e poco veritiere. Ma la verosimiglianza del fatto mi induce a riportarla, con la speranza che si possa dimostrare reale quanto prima.

E' da bambino che spero vivamente che il genere umano possa vivere senza dover uccidere animali senzienti per nutrirsi. La barbarie degli allevamenti, della caccia e del macello è impressionante. Le urla degli animali ed i loro occhi poco prima di essere uccisi, spesso con sofferenze atroci, non possono essere liquidati sempre e soltanto con un'alzata di spalle e con un "si è sempre fatto così".

Trovare il modo di mangiare carne, senza dover uccidere animali, è uno dei più grandi obiettivi dell'umanità.

A quanto pare, un'equipe di scienziati americani avrebbe già trovato il modo di farlo. Riporto la notizia, come pubblicata sul quotidiano L'Occidentale, nella consapevolezza che potrebbe anche essere troppo ottimista, ma con la speranza di vederla applicata quanto prima.

Dagli studi del professor Jason Matheny dell’Università del Maryland e dagli esperimenti della Nasa si è ora pronti a produrre in laboratorio veri filetti di carne e di pesce coltivati da cellule adulte estratte da un filetto di animale. Il sapore e la sicurezza alimentare di queste bistecche sono superiori a quelle dell’animale macellato, e non sono poche le università che seguono il progetto: «Fra sei anni potrebbe essere pronta la carne trita per ragù, pizze e salsicce dell’industria alimentare» dice Henk Haagsman, responsabile del progetto danese all’Università di Utrecht.

Le implicazioni di tale ricerca sono formidabili.

– Drastica diminuzione dell’inquinamento: la zootecnia mondiale, con le emissioni di gas intestinali, produce il 21% dell’anidride carbonica di origine umana, il gas considerato principale causa del surriscaldamento dell’atmosfera (pubblicato dal fisico britannico Alan Calvert sulla rivista scientifica Physics World). Inoltre, le catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, inquinano l'acqua e i pozzi, e richiedono una quantità sempre  maggiore di mais, soia e altri cereali, contribuendo al disboscamento di vaste aree delle foreste pluviali tropicali;

– Risolutiva riduzione dello sfruttamento di risorse naturali: per produrre un kg di proteine animali in zootecnia tradizionale ci vogliono da 3 a 10 kg di proteine vegetali e circa 15 metri cubi d’acqua; si consideri che nella seconda metà del secolo scorso la popolazione mondiale è più che raddoppiata e la produzione di carne è quintuplicata (da 45 a 233 milioni di kg l’anno: fonte www.collettivoanimalista.org);

– Abbattimento dei problemi di sottoalimentazione nei paesi poveri: la produzione e distribuzione di carne sarebbe enormemente facilitata, anche per far fronte alla domanda crescente e alle esigenze del consumo che secondo le previsioni raddoppierà entro il 2050: «Basterebbe una cellula madre per rifornire di carne tutta la popolazione mondiale per un anno» sostiene Matheny.

– Eliminazione dei rischi di malattie da zoonosi che dagli allevamenti si trasmettono all’uomo: influenza aviaria, mucca pazza, Sars, Campylobacter, Salmonella, Escherichia; ma anche malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. Per non parlare dei quantitativi colossali di medicinali e antibiotici assunti dalle bestie negli allevamenti e destinati ai nostri piatti: niente di tutto ciò si verifica coi tessuti coltivati, privi d’ogni farmaco e perfettamente sani;

– Eliminazione dalla carne delle cellule dannose per l’uomo: si possono, per esempio, sostituire i grassi Omega-6, responsabili di colesterolo, malattie cardiocircolatorie e diabete, coi grassi sani del pesce, gli Omega3.

Tuttavia la novità sconvolgente è un’altra. Con questo sistema per la prima nella sua storia l’umanità potrà nutrirsi senza uccidere un essere vivente. Al di là delle nevrosi di vegetariani e vegani, questa ricerca scientifica sarà non solo d’enorme aiuto per l’economia mondiale e nella salute delle persone, ma soprattutto svilupperà nella cultura umana un inedito principio sinora giocoforza trascurato: diventerebbe barbarico arrecare sofferenze ad altri animali per trasformarli in cibo. Non occorreranno più né allevamenti terribili né macelli sanguinari.

postato da: Liberalista alle ore febbraio 03, 2008 22:06 | link | commenti (3)
categorie: scienza, civiltà, barbarie